Quei laboriosi valligiani.
( Una recensione di Sergio Re tratta dal sito Quibrescia.it )
Il libro. Quei laboriosi valligiani.
L'autore. Giancarlo Marchesi.
Editore. Comunità montana di Valle Sabbia.
Pagine. 368.
Prezzo. 20 euro.
L'opera. La ricerca non si limita alla Valle Sabbia storica, quella dell’antica Comunitas Vallis Sabiiae, ma, ben conoscendo i legami profondi che l’hanno stretta alle altre valli bresciane, si allarga alla Valle Trompia e alla Valle Camonica.
Si può ben dire che è un’opera sulla montagna bresciana, stesa per mostrare la vivacità dell’ingegno e la tenace laboriosità che hanno caratterizzato nei secoli XVIII e XIX gli abitanti di queste vallate unite geograficamente, quasi in un abbraccio, al passo di Croce Domini. (Dalla presentazione di Alfredo Bonomi, assessore alla Cultura della Comunità montana di Valle Sabbia).
La scheda. Economia e società, due aspetti che non possono andare disgiunti nell’analisi storica di un territorio. Su questi fronti si è misurato pertanto l’impegno dell’autore nell’arduo compito di affrontare lo studio del comprensorio montano di Brescia che, nella diversità degli interessi e nella eterogeneità delle aspirazioni, lega in ogni caso, e indissolubilmente, le sue sorti con la vita della città.
Il periodo scelto è compreso tra gli ultimi anni della dominazione veneta (quelli che precedono la cesura storica della rivoluzione francese esportata dagli eserciti di Napoleone anche in Italia) e i primi anni successivi all’unificazione nazionale. Un arco temporale lungo poco più di un secolo, ma denso di avvenimenti che hanno forgiato le basi dello stato unitario, nato all’insegna della dinastia sabauda e traghettato, dopo le due guerre mondiali, alla sua pienezza repubblicana.
Sommovimenti, agitazioni politiche e fermenti sociali hanno caratterizzato l’intero periodo coinvolgendo tutti gli strati della società. La gente fu provata ora dal dramma della guerra, ora dalle difficoltà di un'organizzazione amministrativa legata al turbinoso succedersi di ripetute conquiste straniere (rispettivamente francese prima e austriaca poi), alternando agli entusiasmi risorgimentali, la lotta, la delusione del carcere, quando non il sangue. Ma proprio in questo periodo affondano le radici i problemi e le risposte di molte situazioni che la società contemporanea ha ereditato, ed è questo il motivo principale che ci invita ad approfondirne la conoscenza.
Ma parlare dell’economia nella montagna bresciana, segnata dal corso dei fiumi Oglio, Mella e Chiese, significa trascendere le realtà politiche poiché, se per buona parte del periodo sotto analisi la Val Camonica - bresciana per tradizione economica e sociale - è stata politicamente annessa alla provincia di Bergamo, la sua vita - come è chiaramente evidenziato nello studio del Marchesi - entra a pieno titolo nell’unicum montano della provincia di Brescia, nella quale infatti si integra perfettamente. Il legame è tanto più evidente quanto più si esaurisce il discorso economico legato ai modesti interessi dell’allevamento e dell’agricoltura, per parlare del ferro e della sua lavorazione, delle miniere, dei collegamenti intervallivi che sopperivano alle croniche carenze locali, dei forni e delle fucine, delle specializzazioni produttive (attrezzi agricoli, armi, chioderie) che si erano consolidate da tempo immemorabile sul territorio, sopperendo spesso egregiamente alle scarsezze del settore agricolo e di quello zootecnico.
Questo il lavoro compiuto dall’autore con occhio attento a due registri egualmente fondamentali per la buona riuscita del volume. Da un lato ci conforta la consolidata acribia dello studioso che affronta le tematiche solo appoggiandosi a documenti, tutti puntigliosamente citati, offrendo così non solo una panoramica della mole di lavoro svolta con evidente passione e competenza, ma una inesauribile pista di ricerca per i volonterosi che, partendo da queste pagine, volessero affrontare un domani ulteriori ampliamenti ed approfondimenti. Dall’altro lato invece ci gratifica la scorrevolezza letteraria di un argomento che evidentemente non è solo materiale di studio per l’autore, ma anche passione e coinvolgimento emotivo in un lavoro vasto e complesso che a molti avrebbe fatto tremare i polsi. Ne nasce quindi un testo tutt’altro che pedante, nel quale il lettore a ogni pagina è invitato alla lettura di quella successiva, come in un buon romanzo di vita, avvincente e stimolante. Un testo che - nonostante la discreta mole - ha l’invidiabile accuratezza e leggerezza di sapersi offrire agevolmente anche al lettore meno storicamente motivato.
Un libro quindi che, nella complessità dell’intervento storico per ampiezza e profondità della ricerca, mancava nel panorama degli studi bresciani e proprio per questo si pone come pietra miliare per ogni volonteroso che in futuro si volesse cimentare con lo stesso argomento. Indispensabile non solo nella biblioteca dello studioso, ma anche in quella di chi - con particolare riferimento ai lettori camuni, trumplini e sabbini - desiderasse avere nozione del proprio passato e delle basi storiche sulle quali si regge la società contemporanea.