Segnala una appuntamento

Cerca nel sito


Login Altoforno:
ID
Pass
 
 
Alpinismo
Arte Rupestre Camuna
Annunci
Il Tempo e La Memoria
Comuni in Valle
Giornali e Riviste
Itinerari
I nostri links
Medioevo Camuno
Mostre Online
La musica dei camuni
Partiti politici online
Radio
Rete Scuole Valcamonica
Sponsor
I Camuni nella storia
Associazionismo e Volontariato
«Home| Back |
30|07|2003
La collana editoriale "Il tempo e la memoria"
13|08|2003
Pietro Brescianini
13|08|2003
"Montagna"
13|08|2003
Case di Viso
13|08|2003
Donne
13|08|2003
Forno Allione e dintorni.
13|08|2003
I Diari
13|08|2003
Io Sottoscritto Tecchi Ignazio.....
13|08|2003
La mia guerra partigiana
13|08|2003
Nome di battaglia "Luce"
13|08|2003
Una morte senza verità.
13|08|2003
Una vita a ramengo
13|08|2003
Una vita operaia
13|08|2003
Vico dei Pède o dei Fenòi
13|08|2003
Carlo Branchi
Altre notizie»
Il Tempo e La Memoria  |  manda a un amico |  versione stampabile
13|08|2003

Pietro Brescianini

Pietro Brescianini

Partigiano per istinto, comunista per scelta 

(testo tratto dal sito del Circolo Culturale Ghislandi)

PREFAZIONE (di Mimmo Franzinelli)

Le annotazioni autobiografiche di Pietro Brescianini apportano un nuovo valido contributo a quel filone di "scrittura popolare" sviluppatosi rigogliosamente negli ultimi anni: un genere che ha trovato i principali centri di raccolta e di valorizzione nell"'Archivio diaristico nazionale" di Pieve S. Stefano (Arezzo) e nell"'Archivio di scrittura popolare" del Museo del Risorgimento e della lotta per la libertà di Trento[1].

Per quanto riguarda il comprensorio camuno-sebino vi sono purtroppo pochi precedenti di pubblicazioni in qualche modo analoghe per ispirazione a quella qui presentata: obbligata la citazione de La "Cattastrofe", il diario di guerra del pastore di Pezzo (Pontedilegno) Duilio Faustinelli, edito nel 1982 dal Circolo culturale Ghislandi. Stavolta il fulcro delle vicende ricostruite sul filo della memoria consiste non già nella grande guerra, bensì nell'esperienza resistenziale; secondo elemento differenziante è l'approdo del protagonista ad una cosciente attività politica, nella quale scompare quell'individualismo che invece contraddistinguerà l'intero itinerario filosofico-esistenziale del Faustinelli.

La vita di Pietro Brescianini si snoda attraverso tre principali fasi: a) dalla nascita sino all'8 settembre 1943 in ambito rurale; b) dall'armistizio sino alla liberazione in una complessa esperienza che dall ' arruolamento coatto nella Repubblica sociale italiana sbocca come scelta naturale nel movimento resistenziale; c) nel secondo dopoguerra nella militanza comunista.

Elemento trasversale e costante del settantennio 1925-1995 è costituito dal rilievo rivestito dal fattore economico: la dura lotta per l'esistenza, col sudore della fronte e nelle ristrettezze quotidiane, tanto è vero che le stentate condizioni di vita segnano Brescianini fin nel soprannome ("Scarpa": ai lettori il piacere di scoprire l'origine del curioso epiteto).

«Non eravamo padroni di nulla». Questa telegrafica constatazione rende in tutta la sua pregnanza i sacrifici di vite segnate e piegate dal lavoro – il padre di "Scarpa" muore stroncato dalla malattia polmonare contratta sul campo di battaglia, non riconosciuta come invalidante – e al tempo stesso apre l' orizzonte ad un totalizzante impegno politico, sostenuto dall'esigenza esistenziale di un riscatto collettivo, di matrice classista.

Le pagine sull'infanzia rendono con efficacia i riferimenti della comunità contadina di Cortefranca, rinchiusa in una religiosità incombente e paganeggiante, che nel culto dei santi trova il rifugio e attinge la speranza per reggere il peso delle avversità naturali e sociali, che individua nei pellegrinaggi al santuario della "Madonna della neve" il passaggio obbligato sul cammino della "grazia" (la cui verosimiglianza era attestata dagli innumerevoli ex voto depositati dai beneficiati intorno all'effigie mariana).

Ennesimo elemento tipico consiste nella forza delle divisioni di campanile, sfociate inevitabilmente in risse e in contese ingaggiate tra i giovanotti dei paesi confinanti.

Ulteriore fattore essenziale dell'autobiografia è rappresentato dalla medicina popolare, qui presente sia nell'aspetto di dannosa superstizione che con immondi impiastri rende cronica l'otite del fanciullo sia nella "cura del fuoco" che guarisce misteriosamente il moribondo laddove la scienza medica sentenzia l'imminente dipartita del paziente.

Le vicende di Brescianini appartengono alla generazione sottoposta dal regime mussoliniano alle medesime prove, in pace come in guerra, dapprima incatenata nella subalternità al "padrone" e poi gettata come carne da cannone nella fucina della guerra, sacrificata ai progetti di conquista dell'Asse Berlino-Roma-Tokio. Il racconto dei mesi trascorsi a cavallo tra il 1943 e i11944 in terra tedesca, nell'addestramento militare con le reclute della Divisione "Monterosa", è molto dettagliato e realistico, grondante fame e umiliazioni. L'intrinseca debolezza delle gracili forze armate repubblichine risalta sin dalla fase di incubazione: quell' esercito è allestito in larga parte con giovani arruolati a forza, indotti a presentarsi ai bandi di reclutamento col ricatto delle rappresaglie contro i familiari dei renitenti alla leva. La condizione servile nei confronti dell'alleato-padrone completa lo sconfortante quadro.

Col rimpatrio la diserzione diviene anche per Brescianini il passaggio naturale per ricollegarsi con le proprie radici popolari e recuperare piena dignità sociale e politica: disertare rappresenta insomma il superamento della "linea d'ombra" tra la giovinezza e la maturità, saltare a piè pari il confine che separa la subalternità dal protagonismo (ancorché collettivo, in sintonia con le esigenze del momento e con gli insegnamenti dei vecchi antifascisti).

La vita partigiana viene descritta con naturalezza, in una prosa scorrevole e aliena da voli retorici, decisa a restituire il sapore di tante giornate riempite dalla speranza e dalla solidarietà, dalla demoralizzazione e dalla paura, dalle difficoltà logistiche e dalle drammatiche inadeguatezze dell'assistenza sanitaria, con la rabbia che sale in corpo contro i tedeschi e i loro servi fascisti.

Brescianini ha trascritto tanti nomi di lotta dei suoi compagni partigiani: da "Giarabù" attestante la martellante propaganda imperiale del regime a "Tirano" originato dal riferimento all'estrazione geografica del ribelle, da "Aramis" occhieggiante ai romanzi di cappa e spada a "Valchiesa" testimonianza della precedente esperienza di leva... Si può tentare di utilizzare i nomi di battaglia per risalire all'immaginario collettivo di quei ragazzi datisi alla macchia certo più per scelta istintiva che non per consapevoli valutazioni di natura politica.

Il rapporto tra i partigiani e le popolazioni rurali della provincia di Parma[2], desumibile dalla meticolosa descrizione di tante peregrinazioni attraverso monti e pianure, viene focalizzato in decine e decine di sequenze legate alla sopravvivenza delle formazioni ribellistiche, sostenute da un reticolo di solidarietà rischiosa e dolorosa, eppure reale e generosamente elargita a dispetto degli incombenti pericoli di rappresaglia.

La terza e ultima parte delle memorie di Brescianini, quella cronologicamente più cospicua (comprendendo cinquanta dei suoi settant'anni), è caratterizzata dalla militanza nella CGIL e nel Partito comunista, scelta concepita come la prosecuzione logica e lineare della lotta resistenziale. Differentemente da quanto accadeva negli anni del regime, stavolta allo sfruttamento padronale in fabbrica e alle ingerenze clericali nella vita quotidiana della comunità di paese si contrappone una tenace e talvolta disperata azione politico-sindacale, tendente all'aggregazione dei lavoratori per ridurre la nocività negli opifici di laterizi e per affermare nella pratica i diritti di libertà sanciti dalla Costituzione.

Italo Nicoletto è il dirigente comunista al quale Brescianini si sente più vicino per sensibilità e affinità ideale. L'attenzione posta dal deputato bresciano alla condizione operaia, con la sollecitudine nel trasformare le denunzie di "Scarpa" in interpellanze parlamentari, costituisce l'ennesima riprova della coerenza di vita dell'uomo che nel bresciano più di ogni altro s'impegnò nel testimoniare le idealità comuniste e le ragioni dell'antifascismo[3].

Nello scorrere la sezione del dopoguerra si avverte più che per la narrazione degli anni precedenti l'influenza di fattori di ordine politico generale (su tutti, il crollo del sistema sovietico e il processo di trasformazione politica del PCI in PDS) nell'opera di revisione autobiografica: l'odierna crisi della sinistra – vissuta da tanti vecchi militanti come minaccia al significato più profondo delle lotte della propria generazione – favorisce reazioni di arroccamento sulle posizioni sostenute precedentemente, con l'orgogliosa e un poco esibita riproposizione di valori oggi caduti in disuso.

Traspare dalle ultime pagine dello scritto una consapevole volontà pedagogica, segnata dall'amarezza per l'intuibile difficoltà di trovare un terreno proficuo, eppure tenacemente sviluppata per quel senso del dovere che impone di testimoniare dignità, coerenza e persistente validità di comportamenti antagonistici alla base di tante conquiste "di civiltà" conseguite dal movimento operaio a prezzo di tanti sacrifici, conquiste divenute patrimonio comune ma oggi rimesse in discussione.

Nel presentare il primo volume della collana Il tempo e la memoria auspichiamo che la collaborazione tra le categorie sindacali della CGIL e il Circolo culturale Ghislandi porti presto alla pubblicazione di nuove preziose testimonianze di scrittura popolare, da anni depositate presso l'Archivio del Circolo: ad esempio dei quaderni di Ignazio Tecchi (giovane di Losine maturatosi nell'emigrazione antifascista degli anni Trenta e poi collaboratore del movimento resistenziale della media Valcamonica) e di Battista Fioletti (contadino di Corteno arruolato nel secondo conflitto mondiale), densi di eventi rivissuti con partecipazione ed espressi in forma spontanea e affascinante, significativi documenti di quel "mondo di ieri" nel quale affondano le nostre radici.

Mimmo Franzinelli



[1] Cfr. i volumi stampati dall' editrice Giunti nella collana "Diario italiano" curata da Saverio Turino e in coedizione dal Museo storico in Trento e dal Museo storico italiano della guerra in Rovereto nella collana "Scritture di guerra".

[2] Il lettore interessato all'inquadramento generale delle vicende descritte da Brescianini potrà proficuamente consultare il volume di Angelo Del Boca La scelta (ed. Feltrinelli) e scorrere le pagine del lungo saggio di Sergio Piovesan Gli alpini della Divisione "Monterosa" e la lotta di liberazione sull'Appennino ligure-piacentino (pubblicato sui numeri 15-19/1992-1996 di "Studi piacentini", rivista dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea).

[3] Di ltalo Nicoletto (1909-1992) si vedano le Lettere dal carcere, dal confine, dall' esilio e l'autobiografia Anni della mia vita, Ed. Micheletti, Brescia, 1980-1981, oltre al fascicolo commemorativo curato da Gianni Sciola ne11993 per conto della Fondazione Luigi Micheletti.

invia un commento
Non ci sono commenti.
Powered by Altoforno
Webm@ster