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Camunicando |
Al mio nonno minatore29/09/2005 14:30Elisa Ceresoli AL MIO NONNO Ho letto il tuo nome per caso e per caso mi sono trovata a scrivere di te. G. A., il tuo nome tra tanti nomi, tra tante righe, e così che ho imparato a conoscerti. Sei scomparso quando io non ero ancora nata e non ho mai potuto ascoltare le tue parole, la tua voce che mi racconta la tua vita, e la mia storia. Mi hanno detto che eri una persona che non amava che si parlasse di te e forse non ti farebbe piacere scoprire il tuo nome su un libro. Mi piace però pensare che eri talmente orgoglioso della tua vita piena di fatiche, sofferenze e sacrifici, che avevi voglia di farmela conoscere e ti sei fatto raccontare. Eri un giovane che aveva voglia e bisogno di lavorare per sbarcare il lunario e allora partisti per una nazione Ogni giorno era uguale al precedente, il treno si fermava e tu e gli altri operai scendevate, avendo ognuno la propria lanterna accesa. Alcuni impugnavano la perforatrice, i più giovani tenevano le luci e gli arnesi. Il capo apriva la cancellata che divideva l’esterno dalla nuda parete di roccia e ripeteva come sempre "Avanti coraggio, cominciamo il lavoro nel nome di Dio". Allora rizzavate scale di legno per giungere alla parete superiore d’avanzamento; segnavate i punti per l’esecuzione dei fori da mine. Le punte giravano stridendo nella roccia e penetravano lentamente fra un crepitio assordante. Una fitta polvere vi avvolgeva in quel piccolo mondo di roccia ed essa aveva un odore rivoltante, dolciastro che toglieva il respiro e colorava le vostre facce, i cappelli, le barbe di bianco che sembravano coperti di brina. Nemmeno un fascio di luce dall’esterno poteva avvolgere la buia galleria dove vivevate. Potevate vedere la luce del giorno solo quando uscivate per vuotare i vagoncini carichi di materiale e rimenavate alcuni istanti ammirati a guardare il panorama, aprivate il petto d’aria saluberrima e fissavate l’occhio laggiù dietro le alte pareti dei monti dov’era la vostra terra natia. Arrivava finalmente la fine del turno e mentre vi avvicinavate all’uscita l’aria pura e salubre vi salutava con la sua freschezza.
Quanto vi deve essere mancata la vostra famiglia; il lavoro che avete svolto in tanti anni in miniera vi ha spezzato la schiena, vi ha tappato i polmoni, vi ha privato dell’udito e della vista ma, cosa peggiore, vi ha portato lontani dall’affetto della famiglia, non avete visto i vostri figli crescere e non avete potuto sorreggere vostra moglie mente diventava l’uomo di casa. In questo posto avete visto cambiare molte cose, avete visto morire molta gente e molta non l’avete più vista camminare, avete visto ragazzi scappare per paura della morte, e avete vissuto il vostro primo sciopero, nel quale avete potuto far valere le vostre ragioni, senza mai dimenticare però che grazie a quel lavoro massacrante siete riusciti a portare qualche soldo a casa, dove c’era chi vi aspettava e che aveva bisogno del denaro che voi mandavate. Vi hanno accompagnato anni di duro lavoro, forare ed esplodere, esplodere e forare, in una monotonia desolante. L’avvicinarsi del compimento glorioso dell’opera teneva alto il morale di tutti gli operai. Grandi e piccoli erano pieni di gioia e questo ridonava forza, vi allietava il lavoro e vi faceva sperare ancora in un sole leggiadro e caldo, dal quale già da parecchio tempo eravate privi. Ti sono riconoscente nonno perché sei riuscito ad insegnarmi il significato della parola sacrificio. Voglio ricordare te e tutte le persone che come te si sono sacrificati per darci una vita migliore. Spero che tutto il lavoro che avete fatto non vada perduto e venga rispettato per sempre, la gente oggi deve essere orgogliosa di avere avuto nella propria storia delle persone che, come voi, sono riuscite, con una vita semplice e piena di povertà, a darci tutto quello che noi abbiamo oggi. Avrei tante cose da chiederti a da dire ma ne conosco una che le racchiude tutte Grazie nonno |