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Antonio Stefanini

La reincarnazione del Baradello


Ieri l'inaugurazione dell’impianto: un modello di operatività che annulla gli antagonismi tra province. Ora il comprensorio Aprica-Córteno dispone nuovamente di 50 km di piste.

Aprica-Córteno, 20 febbraio 2005. Il Baradello è rinato, già lo si sapeva. Ora, a due mesi dall’apertura di Natale, si è finalmente trovato anche il tempo per l’inaugurazione ufficiale, ovviamente alla presenza di centouno autorità e con lauto pranzo finale.

"Inutile farci la guerra tra poveri di comuni, valli e province alpine lombarde", hanno praticamente detto in coro tutti i convenuti, dirigenti comunali, provinciali o regionali che fossero: la vera concorrenza dello sci è con i grandi sistemi che stanno intorno alla montagna di Lombardia e la serrano in un morsa quasi mortale. Soprattutto quelli delle privilegiate Regioni a statuto speciale e relative Province autonome, ma anche della Svizzera, dell’Austria, della Francia e della Slovenia.

"La cerimonia di oggi è l'esempio di come la montagna possa unire e non dividere" sono state, ad esempio, le parole dell'onorevole Gianpietro Scherini, componente della commissione Finanze alla Camera. A testimoniare, magari con un filo di retorica, questo nuovo modello di operatività, volto ad appianare gli antagonismi fra Aprica e Córteno, Valtellina e Valcamonica, Sondrio e Brescia sono convenuti l'assessore al Territorio e Ambiente della Regione Franco Nicoli Cristiani, il presidente della Provincia di Brescia Alberto Cavalli, il consigliere regionale Gianmaria Bordoni, il presidente di Federbim Edoardo Mensi, l’assessore al turismo della Provincia di Brescia Riccardo Minini, quelli delle Cm Vallecamonica Martino Martinotta e Cm Tirano Giampiero Antonioli, un rappresentante della CCIA Brescia, i sindaci di Aprica e Córteno Diego Plona e Guido Giacomo Salvadori, il presidente della Baradello 2000 S.p.A. Emanuele Plona e l'architetto direttore dei lavori Fausto Bianchi.

Qualcuno, tipo il consigliere regionale Bordoni, ha tenuto a ribadire che grazie ai Mondiali di Valtellina sono stati fatti investimenti su tutto il territorio lombardo. Anche se, a onor del vero, da qualche parte si è investito 100 e altrove 5. Il presidente della Provincia di Brescia Cavalli, rivolgendosi a Scherini e Bordoni, ha perciò chiesto che gli enti locali portino attenzione alla montagna specialmente dove le iniziative faticano a decollare. Infine il sindaco Plona, nel ringraziare il comune di Córteno, primo ad aver pensato alla ricostruzione della ski area e la Regione per i contributi, si è fatto portavoce di un nuovo appello: "dobbiamo fare ancora un piccolo sforzo per completare il progetto; spero che il sostegno non manchi".

Una seggiovia quadriposto realizzata in 5 mesi e costata 12 milioni di euro

Una volta era una cabinovia, la prima di Aprica, con 90 cabine a due posti, ora è un'avveniristica seggiovia a quattro posti ad agganciamento automatico, capace di percorrere, con una velocità di 5 metri al secondo e in soli sette minuti, una tratta di 2.200 metri di lunghezza e un dislivello di 820 metri. È stata definita all'unanimità una "scommessa vinta" la ricostruzione del Baradello a tempo di record (i lavori si sono svolti in soli cinque mesi). Una ski area rinata sotto tutti gli aspetti, dotata di impianto moderno, sistema di innevamento artificiale con circa sei mila metri di tubazioni e piste invidiabili adatte a tutti gli sciatori, dai principianti che possono godersi la nuova "Superpanoramica" a quelli più esperti con le piste "Valscesa" e "Direttissima". Percorsi che hanno il vanto di essere stati tracciati da Giuseppe Panizza, allenatore nazionale ed ex preparatore di Mark Girardelli. La ricostruzione del Baradello è stata considerata prioritaria della Regione per l'elargizione del finanziamento non solo perché riapre un comprensorio ma fa dell'impianto di risalita anche un mezzo di trasporto alle baite che si trovano nell'attuale fermata intermedia in località Bratte. Sosta che consente la risalita degli sciatori provenienti dal Palabione e la possibilità di sciare solo in quota quando la neve sui tracciati bassi fosse insufficiente.

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